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L’iniziativa
“Adolescenti ad Assisi, sulle
orme di Francesco e Chiara”
fa il suo ingresso tra le
proposte della Pastorale
Giovanile Francescana nei primi
anni novanta grazie ad
un’intuizione dell’Animazione
Vocazionale dei Frati Minori che
trovò normale appoggio e
collaborazione nella Gioventù
Francescana.
È così che per circa quindici
anni quest’iniziativa, grazie
all’interessamento alternato di
Giovani Laici e religiosi che ne
hanno rilevato il coordinamento,
continua ad essere una proposta
per la fascia adolescenziale a
cui si vuole offrire
immediatamente una conoscenza
dei due santi che ne intessono
le linee della spiritualità:
Francesco e Chiara d’Assisi.
Ad oggi, per scelte ed
“investimenti” pastorali
differenti, Adolescenti ad
Assisi è un’esperienza nazionale
affidata nella sua conduzione
unicamente alla Gi.Fra., anche
se la proposta, che vuol
conservare il suo carattere
marcatamente vocazionale (nel
senso più lato del termine), è
aperto a tutti quegli
adolescenti interessati e
guidati ad un primo cammino di
discernimento sulle orme dei due
poverelli di Assisi.
Precisiamo, allora, da subito,
che lo scopo dell’iniziativa, il
suo obiettivo immediato, non è
una semplice aggregazione e
coabitazione festosa, ma, un
cammino di fede proposto in
maniera fresca e giovane, che si
snoda secondo un itinerario ben
preciso già segnato da Francesco
e Chiara che ci hanno preceduto
in una splendida avventura di
appartenenza a Gesù Cristo,
unico, ultimo e sommo nostro
fine.
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Non ci sembra qui inopportuno
segnalare, o meglio,
sottolineare, qualche
caratteristica del mondo
adolescenziale della nostra
generazione, quali le richieste,
quali i nostri possibili
interventi pedagogici ed
educativi contestualizzati
nell’esperienza che potrebbero
emergere in questi nostri cinque
giorni di vita insieme.
Innanzitutto (questo vale
principalmente per le realtà
Gi.Fra.) non è superfluo
precisare come “Adolescenti ad
Assisi”, come del resto ogni
iniziativa nazionale estiva, non
è la vacanza premio o la
gitarella ad Assisi frutto del
buon andamento scolastico o
quant’altro. È una parte
integrante di un cammino
formativo di un anno, un punto
di arrivo dell’anno trascorso
che rilancia quale punto di
partenza per l’anno a venire.
A nostro avviso la generazione
adolescenziale di oggi ha,
quanto non mai prima, il
desiderio di comunicare (la qual
cosa emergerà in maniera
fortissima quest’anno grazie al
lavoro dei laboratori). Nell’era
della comunicazione, del
“villaggio globale”,
paradossalmente ci si può però
ritrovare soli… Entrare
realmente in comunicazione con
un Tu che sia significante per
la tua vita non è un’esperienza
quotidiana dei nostri
adolescenti che spesso consumano
rapporti che non lasciano il
segno nel loro cammino di
crescita.
Questi nostri fratelli più
piccoli avvertono la necessità
di lasciare ciò che è consueto,
la loro vita quotidiana, per
esperienze più qualificate e
qualificanti nelle quali possano
“gridare” ciò che sono,
qualificarsi a loro volta,
essere protagonisti, far
emergere ciò che realmente sono
senza dover ancora una volta
indossare la probabile maschera
che il loro status (famiglia,
scuola…) impone erroneamente di
mettere.
Questo loro volersi lanciare,
stagliare verso il cielo terzo
della presunta libertà, rischia,
però, se non ben guidato, di
arenarsi in rivoli stagni che
non trovano poi giusto sbocco
nel mare della vita.
Ecco, allora, la necessità di
proporre dei modelli: Francesco,
Chiara, giovani incanalati in
cliché troppo stretti che
impedivano loro di essere sé
stessi.
E allora si cambia! Ma si cambia
veramente, non nelle forme, non
nell’esteriorità, ma nella
profondità del cuore che
necessariamente si manifesterà
nei consequenziali sentimenti e
quindi atteggiamenti. Non
abbiamo paura di usare in
quest’esperienza parole come
“conversione” o “cammino di
santità”. Non è evitandole che
si “alleggerisce” il tono
educativo, anzi, si rischia di
distorcerne il significato.
Ci troveremo di fronte, in
questa iniziativa, ai nostri
adolescenti “normali”, succubi
come tutti di mezzi mediatici
latori di messaggi più o meno
espliciti, che li portano a fare
della loro originalità una
massificazione, proponendo mode,
miti e miraggi, che divengono
non esaltazione della propria
unicità ma livellamento delle
differenze.
I nostri adolescenti saranno il
vero campo di azione di questa
iniziativa lì dove noi per primi
sapremo riconoscere nel loro
piercing, nei loro jeans
strappati, nei loro capelli “a
cresta”, il luogo
dell’incarnazione del Signore. E
saremo proprio bravi se, come
fratelli più grandi nella fede,
avremo fatto scoprire questo a
loro, se dopo aver visitato
tanti templi e santuari di
pietra riusciranno, andando a
casa, a portarsi dietro una
nuova concezione di se stessi:
essere dimore di Dio, santuari
dell’Eterno che entrando in
relazione creano la bellezza
della Chiesa.
Tutto questo con stile giovane,
frizzante, leggero, ma non per
questo vuoto, decolorato,
annacquato.
Condividete con noi
quest’esperienza!!!
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