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CINEGIFRA
a cura di Nancy Antonazzo

 

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LE ROSE DEL DESERTO
La guerra secondo Monicelli

Non è un film, è un quadro! Avete sicuramente visto qualche volta uno di quei quadri di stile impressionista dove sono presenti a distanza misurata una serie di situazioni e personaggi. Fanno tutti parte di un unico paesaggio scelto apposta dall’autore, ma ciascuno compie il suo ruolo. Qualcuno si vede sullo sfondo, qualcuno è in primo piano ma tutti i personaggi e tutte le scene hanno uguale importanza. Immaginate adesso che questo quadro si animi, i personaggi le situazioni prendano vita, man mano che la vostra attenzioni si sposti ora sull’una ora sull’altra. Questa è l’impressione che ho avuto guardando questo film.

Scenario storico: deserto libico nell’estate del 1940

Trama: un reparto della sezione sanitaria arriva a Sorman un’oasi del deserto libico. La sua è una missione umanitaria. I soldati sono giunti per portare aiuti alla popolazione del luogo. Dopo un po’ di tempo, però quella che viene continuamente definita dai soldati una “guerra lampo” diventa una fuga precipitosa a causa dell’arrivo dei soldati inglesi ed un continuo ripiegare di soldati italiani e tedeschi arrivanti nel frattempo in loro aiuto.
Questa volta sono uscita un po’ perplessa da questo film. Mi sono chiesta cos’abbia in più o di diverso da tutti i film sulla guerra che ho visto in questi ultimi tempi.
Si ok il regista è uno dei più famosi a livello internazionale, ha operato proprio durante l’azione in Libia, ma non riuscivo cosa questo film avesse di speciale. Come avrebbe affrontato, un regista americano, un film così? Forse non lo avrebbe affrontato. Un regista americano avrebbe messo sicuramente in rilievo la “sporca” realtà della guerra, avrebbe esaltato eroi che davano la vita per qualcosa per la loro patria. Gli eroi alla fine del film avrebbero ricevuto forse grandi onori per un prezzo troppo caro e da lì giù riflessioni ora più o meno tragiche, ora più o meno buoniste sulla significato del sacrificio per una nazione la propria.
Monicelli invece che fa? Non parla di eroi, non parla di gente che muore per la patria, ma di persone normalissime che hanno lasciato campi da coltivare, mucche da far partorire, mogli e figli da sfamare, senza alcun addestramento o preparazione militare in qualcosa di cui neanche loro conoscono il vero significato. Per un po’ si ha l’impressione che egli sminuisca tutto o peggio ancora che metta tutto in ridicolo.
Guardando il film alcuni commentavano: “ I soliti Italiani che si lasciano fregare!”. Eppure l’eroismo dei personaggi risiede proprio nella loro semplicità e genuinità.
Ci sono, però, alcune situazioni che mi hanno colpito maggiormente:

  • La guerra, la sua tragicità passa attraverso un meccanismo semplice ma efficace: i bollettini di guerra che riescono ad arrivare puntuali anche nel deserto.

  • I resti di una civiltà antica, quella romana, matrice comune delle civiltà del Mediterraneo, una decadenza che ne richiama un’altra, quella di un Impero più recente quello di Vittorio Emanuele III.

  • Il simbolo della rosa: non si riferisce alla popolazione locale ma ai soldati italiani che come le rose del deserto sono lì, loro malgrado e si lasciano attraversare dagli eventi, gente comune che non sa neanche che ci fa in quel paese lontano da casa ma che sopporta tutto quello che c’è da fare.

  • Il generale Rombo: in mezzo alla sofferenza e alla fatica dei soldati egli spunta dal niente (come un rombo), detta indicazioni e va via. Vive per la sua carriera e per amore della sua carriera pretende che si costruisca un cimitero per il suo reparto e quando il cimitero è finito egli afferma senza esitare: “Ora bisogna riempirlo!”.

  • Il frate, semplice, schietto, vero, che da la vita per chiunque senza guardare a razze o religioni o culture.

La guerra viene vista in vari modi e ogni modo viene rappresentato da un personaggio: abbiamo il Maggiore romantico, il giovane tenente desideroso di viaggiare e fare nuove esperienze, soldati semplici che non vedono l’ora di tornare a casa. Il cameratismo, la solidarietà, la buona volontà, anche queste sono tutte italiane. Il tutto è condito da umorismo.
Anche stavolta fate attenzione alla musica: siciliano, napoletano arabo si mescolano per un preciso proposito: comunicarci la bellezza, la ricchezza della “mediterraneità” e probabilmente per ricordarci un destino comune .
Desidero terminare con uno dei commenti ascoltati uscendo dalla sala: “Abbiamo visto un film sulla guerra e non abbiamo fatto altro che ridere”.

Nancy Antonazzo
blog

 

14 dicembre 2006

 

Titolo originale:
Le rose del deserto

Regia:
Mario Monicelli

Sceneggiatura:
Alessandro Bencivenni,
Domenico Saverni,
Mario Monicelli

Fotografia: Saverio Guarna

Musiche:
Montaggio: Bruno Sarandrea

Anno: 2006
Nazione: Italia
Distribuzione: Mikado

Durata: 102'
Uscita in Italia: 01/12/06
Genere:
commedia, guerra

Cast:
Ten.Marcello Salvi, G. Pasotti
Serg. Barzottin, F. Falzarano
Magg.Stefano Strucchi, A. Haber
Frate Simeone, M. Placido
Aisha,
M. Atias
 

 

 

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