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LE ROSE
DEL DESERTO
La guerra secondo Monicelli
Non è un film, è un quadro!
Avete sicuramente visto qualche
volta uno di quei quadri di
stile impressionista dove sono
presenti a distanza misurata una
serie di situazioni e
personaggi. Fanno tutti parte di
un unico paesaggio scelto
apposta dall’autore, ma ciascuno
compie il suo ruolo. Qualcuno si
vede sullo sfondo, qualcuno è in
primo piano ma tutti i
personaggi e tutte le scene
hanno uguale importanza.
Immaginate adesso che questo
quadro si animi, i personaggi le
situazioni prendano vita, man
mano che la vostra attenzioni si
sposti ora sull’una ora
sull’altra. Questa è
l’impressione che ho avuto
guardando questo film.
Scenario storico: deserto
libico nell’estate del 1940
Trama: un reparto della
sezione sanitaria arriva a
Sorman un’oasi del deserto
libico. La sua è una missione
umanitaria. I soldati sono
giunti per portare aiuti alla
popolazione del luogo. Dopo un
po’ di tempo, però quella che
viene continuamente definita dai
soldati una “guerra lampo”
diventa una fuga precipitosa a
causa dell’arrivo dei soldati
inglesi ed un continuo ripiegare
di soldati italiani e tedeschi
arrivanti nel frattempo in loro
aiuto.
Questa volta sono uscita un po’
perplessa da questo film. Mi
sono chiesta cos’abbia in più o
di diverso da tutti i film sulla
guerra che ho visto in questi
ultimi tempi.
Si ok il regista è uno dei più
famosi a livello internazionale,
ha operato proprio durante
l’azione in Libia, ma non
riuscivo cosa questo film avesse
di speciale. Come avrebbe
affrontato, un regista
americano, un film così? Forse
non lo avrebbe affrontato. Un
regista americano avrebbe messo
sicuramente in rilievo la
“sporca” realtà della guerra,
avrebbe esaltato eroi che davano
la vita per qualcosa per la loro
patria. Gli eroi alla fine del
film avrebbero ricevuto forse
grandi onori per un prezzo
troppo caro e da lì giù
riflessioni ora più o meno
tragiche, ora più o meno
buoniste sulla significato del
sacrificio per una nazione la
propria.
Monicelli invece che fa? Non
parla di eroi, non parla di
gente che muore per la patria,
ma di persone normalissime che
hanno lasciato campi da
coltivare, mucche da far
partorire, mogli e figli da
sfamare, senza alcun
addestramento o preparazione
militare in qualcosa di cui
neanche loro conoscono il vero
significato. Per un po’ si ha
l’impressione che egli sminuisca
tutto o peggio ancora che metta
tutto in ridicolo.
Guardando il film alcuni
commentavano: “ I soliti
Italiani che si lasciano
fregare!”. Eppure l’eroismo dei
personaggi risiede proprio nella
loro semplicità e genuinità.
Ci sono, però, alcune situazioni
che mi hanno colpito
maggiormente:
-
La guerra, la sua tragicità
passa attraverso un
meccanismo semplice ma
efficace: i bollettini di
guerra che riescono ad
arrivare puntuali anche nel
deserto.
-
I resti di una civiltà
antica, quella romana,
matrice comune delle civiltà
del Mediterraneo, una
decadenza che ne richiama
un’altra, quella di un
Impero più recente quello di
Vittorio Emanuele III.
-
Il simbolo della rosa: non
si riferisce alla
popolazione locale ma ai
soldati italiani che come le
rose del deserto sono lì,
loro malgrado e si lasciano
attraversare dagli eventi,
gente comune che non sa
neanche che ci fa in quel
paese lontano da casa ma che
sopporta tutto quello che
c’è da fare.
-
Il generale Rombo: in mezzo
alla sofferenza e alla
fatica dei soldati egli
spunta dal niente (come un
rombo), detta indicazioni e
va via. Vive per la sua
carriera e per amore della
sua carriera pretende che si
costruisca un cimitero per
il suo reparto e quando il
cimitero è finito egli
afferma senza esitare: “Ora
bisogna riempirlo!”.
-
Il frate, semplice,
schietto, vero, che da la
vita per chiunque senza
guardare a razze o religioni
o culture.
La guerra viene vista in vari
modi e ogni modo viene
rappresentato da un personaggio:
abbiamo il Maggiore romantico,
il giovane tenente desideroso di
viaggiare e fare nuove
esperienze, soldati semplici che
non vedono l’ora di tornare a
casa. Il cameratismo, la
solidarietà, la buona volontà,
anche queste sono tutte
italiane. Il tutto è condito da
umorismo.
Anche stavolta fate attenzione
alla musica: siciliano,
napoletano arabo si mescolano
per un preciso proposito:
comunicarci la bellezza, la
ricchezza della “mediterraneità”
e probabilmente per ricordarci
un destino comune .
Desidero terminare con uno dei
commenti ascoltati uscendo dalla
sala: “Abbiamo visto un film
sulla guerra e non abbiamo fatto
altro che ridere”.
Nancy Antonazzo
blog
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14 dicembre
2006

Titolo
originale:
Le rose
del deserto
Regia:
Mario Monicelli
Sceneggiatura:
Alessandro Bencivenni,
Domenico Saverni,
Mario Monicelli
Fotografia:
Saverio Guarna
Musiche:
Montaggio:
Bruno Sarandrea
Anno:
2006
Nazione:
Italia
Distribuzione:
Mikado
Durata:
102'
Uscita
in Italia: 01/12/06
Genere:
commedia, guerra
Cast:
Ten.Marcello Salvi, G.
Pasotti
Serg.
Barzottin, F.
Falzarano
Magg.Stefano Strucchi,
A. Haber
Frate
Simeone, M. Placido
Aisha,
M. Atias

Trailer:
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