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CINEGIFRA
a cura di Nancy Antonazzo

 

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LA RICERCA DELLA FELICITA’
Un progetto di vita

Le prime cose che mi hanno colpito in questo film non sono stati gli eventi ma i particolari in secondo piano. Ma per motivare tutto devo prima fare alcune riflessioni su quello che sta in primo piano. Nella prima parte del film, dal ritmo un po’ più lento, ho pensato per tutto il tempo: ma quale felicità sta cercando Chris Gardner, il protagonista? Quella di vendere scanner ossei (neanche lo spettatore sa cosa siano ma sa che il protagonista li difenderà fino alla fine), quella di trovare un lavoro più redditizio, quella di rendere felice la sua famiglia o se stesso? La risposta immediata sembra essere quella trovata alla fine del secondo tempo ma se fosse stata solo quella avrei parlato di un film, forse un po’ banale. No, non è così! Andiamo per ordine.

Nel secondo tempo, il ritmo è più veloce, non solo per il susseguirsi rapido degli eventi ma perché lo spettatore comincia a correre, proprio come corre il protagonista, anzi, corre proprio fisicamente con il protagonista. Corre tra momenti di forte speranza e fiducia in se stessi e momenti in cui ci si sente sprofondare nella depressione di una realtà senza via di uscita. Nel frattempo, vedi correre anche gli altri, ma nel verso opposto, alla ricerca di vaghe, inutili e false felicità, una tra tutte quella che ti può dare il trovare la soluzione di un giochino noto ai trentenni, un cubo magico, feticcio degli anni ’80, che sicuramente con questo film tornerà di moda.

Meraviglioso Chris nel farci capire che la sua felicità non è quella degli altri. Lui punta più in alto. Assistiamo al lento costruirsi del suo futuro, attraverso dolore, umiliazione e sacrificio, assistiamo alla progettualità di un futuro di speranza.

Egli vive e si sacrifica per dare un futuro non a se stesso ma a sua figlio. Il protagonista del film è un eroe, lo è per il figlio, come ogni padre può essere un eroe per suo figlio all’età di cinque anni. Egli lo segue e si fida di lui ciecamente.

Lo è per noi anche se qualche volta durante il film lo guardiamo con perplessità, chiedendoci se sta facendo la cosa giusta, ma lui sa guardare oltre con grande dignità e senza falsità.

Poi ci sono i particolari: il continuo citare i diritti costituzionali degli americani, non con l’intento di metterli in ridicolo ma quasi ad invocare il diritto di vivere con libertà e uguaglianza per tutti.

Poi c’è la parola happyness, scritta con la “y” sul muro dell’asilo frequentato dal figlio. Il protagonista spesso denuncia quella “y”, preoccupandosi del fatto che suo figlio possa imparare a scrivere la parola felicità in modo scorretto, con la y invece della “i”, come a dirci, ancora una volta che bisogna cercare la vera felicità, quella con tutte le lettere al proprio posto.

Chris è sempre in giacca e cravatta, impeccabile e questo modo di presentarsi è simbolo della sua determinazione ed orgoglio a diventare migliore. Ma questi sono solo alcuni dei tanti particolari che spesso sono più eloquenti di tutto il film.

Solo una cosa mi dispiace. Anche in questo film come negli film di Muccino la figura femminile è ritratta in negativo, irrealizzata, insoddisfatta, non tollerata ma eliminata alla minima debolezza. Mi chiedo quando Muccino tornerà a riconciliarsi con questa figura.

Certo alla fine qualcuno dirà che questo è il tipico American dream, il sogno americano in una altra versione, sicuramente molto ben riuscita. E’ vero! Ma guardando dentro il film, leggendo i contenuti, potremmo trovare la più grande lezione di vita che un padre possa dare al proprio figlio, che non è solo quella di non arrendersi mai, di tirar fuori tutta la grinta che c’è in te ma di conservare quella grande dignità che ti permette di superare a testa alta ogni avversità senza cadere nel compromesso, senza lasciarsi andare alla disperazione.
Non ci da tregua l’espressione del volto di Chris. Ci lascia stecchiti anche il suo momento di felicità più grande. Sorrideremo e ci commuoveremo con lui senza falso sentimentalismo, ma col desiderio di perseguire la nostra felicità.

A proposito il titolo originale del film è The pursuit of happiness, io avrei tradotto il termine pursuit come perseguimento, nel senso di ricerca che dopo grande lavoro e sacrificio e, aggiungerei, con grande speranza è stata portata a termine.
 

Nancy Antonazzo
blog

18 gennaio 2007

 

Titolo originale:
The pursuit of happyness

Regia:
Gabriele Muccino

Sceneggiatura:
Steve Conrad

Fotografia:
Phedon Papamichael

 

Musiche: Andrea Guerra
Montaggio:
Hughes Winborne

Anno: 2006
Nazione: Stati Uniti d'America
Distribuzione:
Medusa

Durata: 117'
Uscita in Italia: 12/01/07
Genere:
drammatico

Cast:
Walter Ribbon Kurt Fuller
Madre di Christopher T. Newton
Christopher
Jaden C. Syre Smith
Chris Gardner
Will Smith
Cecil Williams
Cecil Williams

 

 

 

Trailer: VEDI...

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