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LA RICERCA DELLA FELICITA’
Un progetto di vita
Le prime cose che mi hanno
colpito in questo film non sono
stati gli eventi ma i
particolari in secondo piano. Ma
per motivare tutto devo prima
fare alcune riflessioni su
quello che sta in primo piano.
Nella prima parte del film, dal
ritmo un po’ più lento, ho
pensato per tutto il tempo: ma
quale felicità sta cercando
Chris Gardner, il protagonista?
Quella di vendere scanner ossei
(neanche lo spettatore sa cosa
siano ma sa che il protagonista
li difenderà fino alla fine),
quella di trovare un lavoro più
redditizio, quella di rendere
felice la sua famiglia o se
stesso? La risposta immediata
sembra essere quella trovata
alla fine del secondo tempo ma
se fosse stata solo quella avrei
parlato di un film, forse un po’
banale. No, non è così! Andiamo
per ordine.
Nel secondo tempo, il ritmo è
più veloce, non solo per il
susseguirsi rapido degli eventi
ma perché lo spettatore comincia
a correre, proprio come corre il
protagonista, anzi, corre
proprio fisicamente con il
protagonista. Corre tra momenti
di forte speranza e fiducia in
se stessi e momenti in cui ci si
sente sprofondare nella
depressione di una realtà senza
via di uscita. Nel frattempo,
vedi correre anche gli altri, ma
nel verso opposto, alla ricerca
di vaghe, inutili e false
felicità, una tra tutte quella
che ti può dare il trovare la
soluzione di un giochino noto ai
trentenni, un cubo magico,
feticcio degli anni ’80, che
sicuramente con questo film
tornerà di moda.
Meraviglioso Chris nel farci
capire che la sua felicità non è
quella degli altri. Lui punta
più in alto. Assistiamo al lento
costruirsi del suo futuro,
attraverso dolore, umiliazione e
sacrificio, assistiamo alla
progettualità di un futuro di
speranza.
Egli vive e si sacrifica per
dare un futuro non a se stesso
ma a sua figlio. Il protagonista
del film è un eroe, lo è per il
figlio, come ogni padre può
essere un eroe per suo figlio
all’età di cinque anni. Egli lo
segue e si fida di lui
ciecamente.
Lo è per noi anche se qualche
volta durante il film lo
guardiamo con perplessità,
chiedendoci se sta facendo la
cosa giusta, ma lui sa guardare
oltre con grande dignità e senza
falsità.
Poi ci sono i particolari: il
continuo citare i diritti
costituzionali degli americani,
non con l’intento di metterli in
ridicolo ma quasi ad invocare il
diritto di vivere con libertà e
uguaglianza per tutti.
Poi c’è la parola happyness,
scritta con la “y” sul muro
dell’asilo frequentato dal
figlio. Il protagonista spesso
denuncia quella “y”,
preoccupandosi del fatto che suo
figlio possa imparare a scrivere
la parola felicità in modo
scorretto, con la y invece della
“i”, come a dirci, ancora una
volta che bisogna cercare la
vera felicità, quella con tutte
le lettere al proprio posto.
Chris è sempre in giacca e
cravatta, impeccabile e questo
modo di presentarsi è simbolo
della sua determinazione ed
orgoglio a diventare migliore.
Ma questi sono solo alcuni dei
tanti particolari che spesso
sono più eloquenti di tutto il
film.
Solo una cosa mi dispiace. Anche
in questo film come negli film
di Muccino la figura femminile è
ritratta in negativo,
irrealizzata, insoddisfatta, non
tollerata ma eliminata alla
minima debolezza. Mi chiedo
quando Muccino tornerà a
riconciliarsi con questa figura.
Certo alla fine qualcuno dirà
che questo è il tipico American
dream, il sogno americano in una
altra versione, sicuramente
molto ben riuscita. E’ vero! Ma
guardando dentro il film,
leggendo i contenuti, potremmo
trovare la più grande lezione di
vita che un padre possa dare al
proprio figlio, che non è solo
quella di non arrendersi mai, di
tirar fuori tutta la grinta che
c’è in te ma di conservare
quella grande dignità che ti
permette di superare a testa
alta ogni avversità senza cadere
nel compromesso, senza lasciarsi
andare alla disperazione.
Non ci da tregua l’espressione
del volto di Chris. Ci lascia
stecchiti anche il suo momento
di felicità più grande.
Sorrideremo e ci commuoveremo
con lui senza falso
sentimentalismo, ma col
desiderio di perseguire la
nostra felicità.
A
proposito il titolo originale
del film è The pursuit of
happiness, io avrei tradotto il
termine pursuit come
perseguimento, nel senso di
ricerca che dopo grande lavoro e
sacrificio e, aggiungerei, con
grande speranza è stata portata
a termine.
Nancy Antonazzo
blog |
18
gennaio
2007

Titolo
originale:
The pursuit of happyness
Regia:
Gabriele Muccino
Sceneggiatura:
Steve Conrad
Fotografia:
Phedon Papamichael
Musiche:
Andrea Guerra
Montaggio:
Hughes Winborne
Anno:
2006
Nazione:
Stati
Uniti d'America
Distribuzione:Medusa
Durata:
117'
Uscita
in Italia: 12/01/07
Genere:
drammatico
Cast:
Walter Ribbon
Kurt
Fuller
Madre
di Christopher T.
Newton
Christopher
Jaden
C. Syre Smith
Chris
Gardner
Will Smith
Cecil
Williams
Cecil
Williams

Trailer:
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