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Domenica
20 Luglio 2008
IV
Settimana
del
Salterio |
XVI
Settimana
del
Tempo
Ordinario
- anno
A |
LA
PAROLA
DEL
SIGNORE...
|
|
...E'
ASCOLTATA
In
quel
tempo,
Gesù
espose
alla
folla
un’altra
parabola,
dicendo:
«Il
regno
dei
cieli
è
simile
a un
uomo
che
ha
seminato
del
buon
seme
nel
suo
campo.
Ma,
mentre
tutti
dormivano,
venne
il
suo
nemico,
seminò
della
zizzania
in
mezzo
al
grano
e se
ne
andò.
Quando
poi
lo
stelo
crebbe
e
fece
frutto,
spuntò
anche
la
zizzania.
Allora
i
servi
andarono
dal
padrone
di
casa
e
gli
dissero:
“Signore,
non
hai
seminato
del
buon
seme
nel
tuo
campo?
Da
dove
viene
la
zizzania?”.
Ed
egli
rispose
loro:
“Un
nemico
ha
fatto
questo!”.
E i
servi
gli
dissero:
“Vuoi
che
andiamo
a
raccoglierla?”.
“No,
rispose,
perché
non
succeda
che,
raccogliendo
la
zizzania,
con
essa
sradichiate
anche
il
grano.
Lasciate
che
l’una
e
l’altro
crescano
insieme
fino
alla
mietitura
e al
momento
della
mietitura
dirò
ai
mietitori:
Raccogliete
prima
la
zizzania
e
legatela
in
fasci
per
bruciarla;
il
grano
invece
riponètelo
nel
mio
granaio”».
Espose
loro
un’altra
parabola,
dicendo:
«Il
regno
dei
cieli
è
simile
a un
granello
di
senape,
che
un
uomo
prese
e
seminò
nel
suo
campo.
Esso
è il
più
piccolo
di
tutti
i
semi
ma,
una
volta
cresciuto,
è
più
grande
delle
altre
piante
dell’orto
e
diventa
un
albero,
tanto
che
gli
uccelli
del
cielo
vengono
a
fare
il
nido
fra
i
suoi
rami».
Disse
loro
un’altra
parabola:
«Il
regno
dei
cieli
è
simile
al
lievito,
che
una
donna
prese
e
mescolò
in
tre
misure
di
farina,
finché
non
fu
tutta
lievitata».
Tutte
queste
cose
Gesù
disse
alle
folle
con
parabole
e
non
parlava
ad
esse
se
non
con
parabole,
perché
si
compisse
ciò
che
era
stato
detto
per
mezzo
del
profeta:
«Aprirò
la
mia
bocca
con
parabole,
proclamerò
cose
nascoste
fin
dalla
fondazione
del
mondo».
Poi
congedò
la
folla
ed
entrò
in
casa;
i
suoi
discepoli
gli
si
avvicinarono
per
dirgli:
«Spiegaci
la
parabola
della
zizzania
nel
campo».
Ed
egli
rispose:
«Colui
che
semina
il
buon
seme
è il
Figlio
dell’uomo.
Il
campo
è il
mondo
e il
seme
buono
sono
i
figli
del
Regno.
La
zizzania
sono
i
figli
del
Maligno
e il
nemico
che
l’ha
seminata
è il
diavolo.
La
mietitura
è la
fine
del
mondo
e i
mietitori
sono
gli
angeli.
Come
dunque
si
raccoglie
la
zizzania
e la
si
brucia
nel
fuoco,
così
avverrà
alla
fine
del
mondo.
Il
Figlio
dell’uomo
manderà
i
suoi
angeli,
i
quali
raccoglieranno
dal
suo
regno
tutti
gli
scandali
e
tutti
quelli
che
commettono
iniquità
e li
getteranno
nella
fornace
ardente,
dove
sarà
pianto
e
stridore
di
denti.
Allora
i
giusti
splenderanno
come
il
sole
nel
regno
del
Padre
loro.
Chi
ha
orecchi,
ascolti!».
|
|
...E'
MEDITATA
Leggere
Matteo
e la
sua
straordinaria
esperienza
di
vita
mi
riempie
il
cuore
di
gioia:
davvero
l'avere
lasciato
tutto
ciò
che
credeva
di
possedere
per
seguire
il
Rabbì
di
Nazareth
lo
ha
ribaltato
come
un
calzino!
Matteo
ha
scoperto
il
volto
del
Dio
di
Gesù,
un
Dio
che
ama
i
passerotti
e ne
ha
compassione,
che
si
commuove
di
fronte
alla
folla
smarrita
come
pecore
senza
pastore,
che
pretende
essere
una
gioia
più
grande
della
più
grande
gioia
che
possiamo
vivere.
La
Parola,
seminata
abbondantemente
anche
nei
nostri
cuori,
può
portare
frutto:
anch'io,
anche
tu
amico
lettore,
possiamo
(ri)scoprire
questo
splendido
volto
di
Dio.
Come
poter
fare
esperienza
della
bellezza
di
Dio
in
questo
nostro
fragile
tempo,
superando
l'impaludamento
di
un
cristianesimo
solo
sociale
e
culturale?
Come
riuscire
a
mantenere
viva
la
mia
fede
nel
delirio
quotidiano
delle
cose
da
fare
e
della
vita
da
vivere?
Il
primo
appiglio
per
scalare
la
parete
dell'interiorità
è
l'amore
alla
Parola,
la
lettura
profonda
e
meditata
di
questa
Parola
che,
come
una
spada
a
doppio
taglio,
ci
spacca
a
metà.
Frequentare
la
Parola
ogni
giorno,
però,
non
basta:
dobbiamo
essere
consapevoli
che
fare
esperienza
di
Dio
non
significa
necessariamente
risolvere
le
contraddizioni
che
abitano
il
nostro
cuore.
Zizzania
Zizzania:
già
il
nome
infastidisce
per
la
sua
durezza.
La
zizzania
è
una
pianta
infestante,
una
pianta
che
manda
all'aria
settimane
di
lavoro
di
chi
ha
la
passione
dell'orto
o di
chi
lavora
la
vite.
La
zizzania
cresce,
seminata
dal
nemico,
e si
arrampica
soffocando
la
pianta
buona
e –
dice
la
parabola
usata
da
Gesù
–
grano
buono
e
erba
malvagia
crescono
insieme,
convivono,
devono
spartirsi
il
terreno.
La
saggezza
del
padrone
ci
stupisce:
rimanda
a
casa
propria
gli
zelanti
servi
che
volevano
un
bel
prato
all'inglese,
devotamente
motivati
a
strappare
la
zizzania,
"Pazienza",
dice
il
padrone,
per
non
correre
il
rischio
di
strappare
il
grano
buono
nella
foga
risanatrice.
La
Parola
seminata
domenica
scorsa,
il
Regno
di
Dio
cresce
spartendo
il
campo
con
la
tenebra,
l'oscurità,
la
zizzania.
E'
l'esperienza
che
tutti
i
figli
della
luce
fanno
prima
o
dopo:
dopo
duemila
anni
di
Vangelo,
talora
proprio
nei
paesi
tradizionalmente
cristiani,
l'erba
malvagia
sembra
soffocare
l'annuncio
di
salvezza.
A
parole
tutto
funziona,
ma
nei
fatti
dobbiamo
arrenderci
all'evidenza:
nonostante
Cristo
ci
abbia
salvato,
l'uomo
stenta
ad
imparare.
Di
più:
anche
nell'esperienza
personale,
dopo
avere
frequentato
per
anni
il
Signore,
dopo
una
radicale
conversione,
devo
fare
i
conti
con
la
contraddizione
che
abita
il
mio
cuore;
conosco
molti
discepoli
che
fanno
esperienza
bruciante
del
proprio
limite,
proprio
dopo
avere
creduto
di
averlo
superato,
grazie
alla
presenza
del
Maestro.
La
salvezza
è
cosa
seria
e il
Maestro
Gesù
sa
che
luce
e
tenebra
si
affrontano
e
che
le
tenebre
fanno
più
rumore.
Sfogliate
qualunque
quotidiano
e
vedrete
litanie
di
fatti
orribili,
leggerete
del
punto
di
non
ritorno
di
molte
situazioni,
di
raccapriccianti
fatti
di
cronaca,
di
situazioni
di
ingiustizia
all'apparenza
insanabili;
bene:
voltate
pagina
e
vedrete
l'ultima
notizia
di
gossip,
la
pubblicità
del
nuovo
ritrovato
per
restare
in
forma
venduto
a
caro
prezzo.
L'uomo
contemporaneo
urla
il
proprio
desiderio
di
giustizia
e di
rettitudine
ma
rischia
di
dimenticarsene
appena
passata
l'onda
dell'emozione.
Non
c'è
che
una
cosa
peggiore
del
male:
abituarsi
ad
esso,
renderlo
quotidianità
ineluttabile,
fingere
di
ignorarlo,
pensare
che
fra
luce
e
tenebre,
in
fondo,
sia
meglio
vivere
in
un
bel
nebbione.
Pazienza
In
equilibrio
fra
delirio
di
onnipotenza
per
cui
il
male
è
sensazione
soggettiva,
ed
un
vetero-moralismo
che
troppe
volte
rende
noi
cristiani
rabbiosi
farisei,
la
Parola
di
Dio
squarcia
le
tenebre
con
un'idea
immensa,
quella
della
pazienza.
La
pazienza
richiama
il
dolore
(il
patire
da
cui
deriva
la
parola)
e
l'attesa.
Pazientare
è
attendere
con
dolore,
sapendo
che
il
male
avrà
fine.
Viviamo
sulla
nostra
pelle
la
contraddizione
del
male
che
coabita
col
bene,
anche
nei
nostri
cuori,
e il
Signore
ci
chiede
di
lasciar
fare
a
lui.
Ne
siamo
coinvolti,
ovviamente,
ne
soffriamo,
non
gettiamo
le
armi,
continuiamo
a
coltivare,
ma
sappiamo
che
il
mondo
non
può
essere
un
bel
prato
all'inglese
o un
giardino
zen.
Pazienza
figli
del
regno,
pazienza,
lasciate
fare
a
Dio
il
suo
mestiere.
Pazienza,
discepoli
del
Maestro,
viviamo
tempi
bui,
in
cui
la
ragione
e la
fede
devono
farsi
strada
con
fatica
in
mezzo
all'indifferenza
e
all'insignificanza.
Pazienza,
discepoli
del
Nazareno,
la
guerra
è
già
vinta,
il
giorno
è
avanzato,
la
verità
–
immensa
–
come
torrente
sotterraneo
sta
raggiungendo
il
mare.
Il
Regno
avanza
Io
credo
che
il
Regno
avanzi.
E mi
stupisco
nel
crederlo,
mi
commuovo
davanti
al
silenzioso
grano
che
cresce
nello
sguardo
di
chi
ama,
nel
gioco
puro
del
bambino,
nel
gesto
generoso
di
chi
– in
nome
e
per
conto
del
Rabbì
Figlio
di
Dio
–
pone
gesti
di
luce
nelle
tenebre
fitte.
Pazienza,
discepoli
di
colui
che
è
venuto
a
portare
il
fuoco,
pazienza
nelle
nostre
povere
e
poco
credibili
comunità
parrocchiali,
pazienza
nel
vedere
–
nude
– le
fragilità
dei
nostri
compagni
di
viaggio,
pazienza
quando
un
connaturale
istinto
di
superiorità
ci
fa
giudicare
–
con
piglio
tutto
devoto
– i
fratelli
che
ancora
(e
sempre)
misureranno
la
loro
debolezza.
Abbi
pazienza
con
te
stesso,
fratello
che
leggi.
Sappiamo
bene
che
la
voglia
di
dividere
il
mondo
in
buoni
(noi)
e
cattivi
(loro)
ha
portato
i
discepoli
su
orribili
sentieri
di
violenza,
in
passato.
Per
i
cristiani
il
nemico
non
è
mai
l'altro,
è
dentro
ciascuno
di
noi.
Senza
cadere
in
perniciosi
autolesionismi,
guardiamo
dentro
noi
stessi
la
zizzania
(e –
per
una
volta
–
chiamiamola
per
nome!)
e
guardiamo
al
grano
buono
seminato
dal
Signore.
La
contraddizione
abita
in
ciascuno
di
noi,
in
me
che
scrivo.
E'
pericoloso
pensare
di
strappare
definitivamente
la
zizzania
prima
che
il
grano
sia
giunto
alla
sua
piena
maturazione.
Pazienza,
amico
che
leggi,
se
ti
sembra
che
troppe
tenebre
ancora
rovinino
la
tua
vita:
abbiamo
tutta
la
vita
per
imparare
a
vivere,
pazienza
se
pensavi
di
essere
un
prete
migliore,
un
catechista
migliore,
un
marito
migliore:
talvolta
la
bruciante
esperienza
del
limite
(Pietro
insegna)
ci
spalanca
la
diga
della
misericordia.
E ci
rende
simile
a
questo
saggio
padrone
del
campo.
Il
mondo
non
ha
bisogno
di
superuomini
(supercristiani?)
perfetti,
ma
di
discepoli
consapevoli
del
proprio
limite,
che
attendono
con
passione
al
loro
lavoro,
amando
questo
mondo
seminato
a
grano,
consapevoli
del
proprio
e
dell'altrui
limite,
limite
che
Dio
riempie
di
tenerezza.
don
Paolo
Curtaz
|
|
...E'
PREGATA
Signore
Gesù, tu
che sei
buono,
semini
in pieno
giorno
nel
campo
della
Chiesa,
in
ciascuno
di noi,
amore,
pace e
gioia.
Ma poi
il
nemico,
il
tenebroso,
viene a
seminare
la
zizzania:
pensieri,
desideri,
sentimenti
ostili,
tradimenti
segreti
che
fanno
scendere
la notte
anche
nel
nostro
cuore.
Donaci
lo
Spirito
di
vigilanza
per non
lasciarci
invadere
dal
maligno;
rendici
forti e
umili
per
sostenere
ogni
tentazione
e per
riprenderci
dopo i
nostri
cedimenti.
Fa’ che
non
pretendiamo
dagli
altri
una
perfezione
che noi
stessi
non
abbiamo;
donaci
occhi
che
sappiano
vedere
nel
campo
oltre la
zizzania
anche il
buon
grano;
donaci
un cuore
che
sappia
amare
come te
nell’umile
pazienza,
senza
stancarsi
mai
perché
ci
insegni
che
nessuno
è puro
grano né
solo
zizzania,
ma che
tutti
abbiamo
bisogno
del tuo
amore
indulgente.
Amen.
|
|
|
LETTURE:
I
Lettura:
Sap
12,13.16-19
Salmo:
85
II
Lettura:
Rm
8,26-27
Vangelo:
Mt
13,24-43
|
|
DA
RICORDARE
20
LUGLIO
2008:
XXIII
GMG
SYDNEY,
AUSTRALIA
Si
chiude
oggi
la
XXIII
Giornata
Mondiale
della
Gioventù,
il
più
grande
evento
al
mondo
dedicato
ai
giovani
che
si è
svolto
a
Sydney
da
Martedì
15 a
Domenica
20
Luglio
2008.
Organizzata
dalla
Chiesa
Cattolica,
è
anche
l’evento
più
grande
mai
tenutosi
in
Australia
e
attirerà,
in
particolare
oggi,
più
visitatori
che
per
le
Olimpiadi
del
2000.
E’
stata
inoltre
l’occasione
per
la
prima
visita
in
Australia
di
Papa
Benedetto
XVI.
La
Giornata
Mondiale
della
Gioventù
è un
invito
del
Papa
ai
giovani
di
tutto
il
mondo
a
celebrare
la
loro
fede
attorno
ad
una
tema
particolare:
“Avrete
forza
dallo
Spirito
che
scenderà
su
di
voi
e mi
sarete
testimoni”
(At
1:8)
22
LUGLIO:
SANTA
MARIA
MADDALENA
La
Chiesa
latina
era
solita
accomunare
nella
liturgia
le
tre
distinte
donne
di
cui
parla
il
Vangelo
e
che
la
liturgia
greca
commemora
separatamente:
Maria
di
Betania,
sorella
di
Lazzaro
e di
Marta,
la
peccatrice
«cui
molto
è
stato
perdonato
perché
molto
ha
amato»,
e
Maria
Maddalena
o di
Magdala,
l'ossessa
miracolata
da
Gesù,
che
ella
seguì
e
assistette
con
le
altre
donne
fino
alla
crocifissione
ed
ebbe
il
privilegio
di
vedere
risorto.
L'identificazione
delle
tre
donne
è
stata
facilitata
dal
nome
Maria
comune
almeno
a
due
e
dalla
sentenza
di
San
Gregorio
Magno
che
vide
indicata
in
tutti
i
passi
evangelici
una
sola
e
medesima
donna.
I
redattori
del
nuovo
calendario,
riconfermando
la
memoria
di
una
sola
Maria
Maddalena
senz'altra
indicazione,
come
l'aggettivo
"penitente",
hanno
inteso
celebrare
la
santa
donna
cui
Gesù
apparve
dopo
la
Risurrezione.
È
questa
la
Maddalena
che
la
Chiesa
oggi
commemora
e
che,
secondo
un'antica
tradizione
greca,
sarebbe
andata
a
vivere
a
Efeso,
dove
sarebbe
morta.
In
questa
città
avevano
preso
dimora
anche
Giovanni,
l'apostolo
prediletto,
e
Maria,
Madre
di
Gesù.
23
LUGLIO:
SANTA
BRIGIDA
DI
SVEZIA
Compatrona,
Fondatrice
Compatrona
d'Europa,
venerata
dai
fedeli
per
le
sue
«Rivelazioni»,
nacque
nel
1303
nel
castello
di
Finsta,
nell'Upplandi
(Svezia),
dove
visse
con
i
genitori
fino
all'età
di
12
anni.
Sposò
Ulf
Gudmarson,
governatore
dell'Östergötland,
dal
quale
ebbe
otto
figli.
Secondo
la
tradizione
devozionale,
nel
corso
delle
prime
rivelazioni,
Cristo
le
avrebbe
affidato
il
compito
di
fondare
un
nuovo
ordine
monastico.
Nel
1349
Brigida
lasciò
la
Svezia
per
recarsi
a
Roma,
per
ottenere
un
anno
giubilare
e
l'approvazione
per
il
suo
ordine,
che
avrebbe
avuto
come
prima
sede
il
castello
reale
di
Vastena,
donatole
dal
re
Magnus
Erikson.
Salvo
alcuni
pellegrinaggi,
rimase
a
Roma
fino
alla
sua
morte
avvenuta
il
23
luglio
1373.
La
sua
canonizzazione
avvenne
nel
1391
ad
opera
di
Papa
Bonifacio
IX.
24
LUGLIO:
BEATO
MODESTINO
DI
GESÙ
E
MARIA
(DOMENICO
MAZZARELLA)
Francescano
A
Napoli,
beato
Modestino
di
Gesù
e
Maria
(Domenico)
Mazzarello,
sacerdote
dell’Ordine
dei
Frati
Minori,
che
fu
vicino
a
ogni
genere
di
poveri
e di
afflitti
e
durante
un’epidemia
morì
colpito
lui
stesso
dal
colera
mentre
assisteva
i
moribondi.
BEATO
DONATO
DA
URBINO
Francescano
Di
nobile
famiglia,
per
dare
seguito
alla
vocazione
allo
stato
religioso
che
avvertiva
nel
suo
intimo,
decise
di
entrare
tra
i
Francescani
dell’Osservanza,
dove
grazie
ai
suoi
meriti
morali
e
spirituali
e
alla
sua
cultura,
fu
nominato
per
ben
cinque
volte
Ministro
della
Provincia
Marchigiana.
Dopo
una
vita
degna
di
venerazione
e di
esempio
per
i
suoi
confratelli,
si
spense
nel
1504
nel
convento
francescano
di
S.
Bernardino
di
Urbino,
dove
le
sue
reliquie
riposano
sotto
l’altare
del
Crocifisso.
26
LUGLIO
SANT’ANNA
Madre
di
Maria
Anna
e
Gioacchino
sono
i
genitori
della
Vergine
Maria.
Gioacchino
è un
pastore
e
abita
a
Gerusalemme,
anziano
sacerdote
è
sposato
con
Anna.
I
due
non
avevano
figli
ed
erano
una
coppia
avanti
con
gli
anni.
Un
giorno
mentre
Gioacchino
è al
lavoro
nei
campi,
gli
appare
un
angelo,
per
annunciargli
la
nascita
di
un
figlio
ed
anche
Anna
ha
la
stessa
visione.
Chiamano
la
loro
bambina
Maria,
che
vuol
dire
«amata
da
Dio».
Gioacchino
porta
di
nuovo
al
tempio
i
suoi
doni:
insieme
con
la
bimba
dieci
agnelli,
dodici
vitellie
centro
capretti
senza
macchia.
Più
tardi
Maria
è
condotta
al
tempio
per
essere
educata
secondo
la
legge
di
Mosè.
Sant'Anna
è
invocata
come
protettrice
delle
donne
incinte,
che
a
lei
si
rivolgono
per
ottenere
da
Dio
tre
grandi
favori:
un
parto
felice,
un
figlio
sano
e
latte
sufficiente
per
poterlo
allevare.
È
patrona
di
molti
mestieri
legati
alle
sue
funzioni
di
madre,
tra
cui
i
lavandai
e le
ricamatrici.
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