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8 luglio
2008
QUANDO L'ESSERE PICCOLI E'
SINONIMO DI GRANDEZZA
QUALCHE
RIFLESSIONE PRIMA DELLA PAUSA
ESTIVA
In
occasione della recente visita
di Papa Benedetto XVI in Puglia,
a Santa Maria di Leuca e
Brindisi, alcuni quotidiani
hanno dato risalto ad una
piccola, ma significativa novità
introdotta nella liturgia
pontificia: i fedeli che si
accostano a ricevere
l’eucaristia dalle mani del
Santo Padre, prima di poter
mangiare il corpo di Cristo
donato ogni giorno per la
salvezza delle anime, sono
chiamati a compiere una
genuflessione e a restare alcuni
istanti in ginocchio, in segno
di profonda riverenza vuoi nei
confronti del mistero incarnato
con cui stanno per entrare in
comunione intima, vuoi nei
riguardi del successore di
Pietro sulla terra e Pastore
supremo dei cuori dei
contemporanei.
Nel riportare notizia di tale
segno, diversi detrattori della
religione cattolica hanno con
estrema ferocia denunciato il
ritorno preoccupante alle
tradizioni liturgiche del
passato imposto da Benedetto XVI
e dalla sua (presunta) ideologia
vetero-conservatrice. Con
osservazioni gratuite sulla
personalità di Sua Santità,
sempre più additato come
restauratore di un’epoca ormai
trascorsa in via definitiva e
come artefice di uno spostamento
all’indietro delle lancette
della storia, almeno nell’ambito
religioso.
In realtà, lo stupore suscitato
dall’introduzione di questo
gesto nello schema della
celebrazione eucaristica
manifesta una verità
indiscutibile, al di là delle
opinioni personali e delle
intenzioni di ciascuno: la
genuflessione e l’inginocchiarsi
sono diventate operazioni
lontana anni luce dalla
mentalità attuale, schegge di
costumi passati che appaiono
oggi (in un mondo dominato dal
culto dell’individualismo)
quanto mai superati e fuori
moda. A ben riflettere,
tuttavia, questi gesti si
caricano di un valore fortemente
simbolico, visto che riflettono
l’umiltà del cristiano
autentico, il riconoscere in se
stesso un’essenza effimera e
fragile rispetto all’eterna
potenza del Signore Altissimo e
Onnipotente, il desiderio di
tributare la dovuta riverenza a
momenti (il ricevere
l’eucaristia) e persone (il
sommo Pontefice) in cui Dio si
rende presente e visibile.
Quanti di noi, nel passare in
chiesa davanti al tabernacolo,
si fermano qualche istante in
ginocchio, senza limitarsi ad un
fugace e poco impegnativo
chinare del capo per poi
schizzare subito lontano?
Eppure, tanti santi, primo fra
tutti il serafico Padre San
Francesco, ci sono da icone e
modelli anche in questi
atteggiamenti, poiché molti di
loro arrivarono addirittura a
consumarsi le ossa delle
ginocchia per effetto delle ore
trascorse in adorazione e
preghiera di fronte al
Santissimo. Senza lamentarsi per
la fatica o il dolore, in quanto
totalmente immersi nella
contemplazione estatica della
luce della grazia divina.
E allora, non spaventiamoci
dell’innovazione liturgica
voluta dal Santo Padre, ma
vediamo in essa l’occasione
preziosa per riscoprire la
nostra vera natura, per
recuperare consapevolezza piena
della sorgente inesauribile di
vita, per riassaporare ancora la
delicata magia del riconoscersi
piccolo ed inerme di fronte
all’onnipotenza di Dio. E state
certi che tutta la nostra
esistenza cambierà per il
meglio!
Pasquale Bavaro
Pasquale Bavaro
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