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Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio (Mt 5,8)
Celebrare
la solennità di tutti i santi ci
porta a riflettere su tre
aspetti della santità: è
comprensibile che il nostro
pensiero e la nostra meditazione
si rivolga anzitutto, in questo
giorno, ai fratelli e le sorelle
che “glorificano in eterno il
nome di Dio” (Prefazio del
giorno) e che la Chiesa
addita a noi come modelli e
compagni nel cammino
dell’esistenza, canonizzando
uomini e donne, chierici e
laici, religiose e religiose che
con le loro manifeste virtù
hanno vissuto il Vangelo di Gesù
Cristo nella loro esistenza.
Tuttavia, il libro
dell’Apocalisse che oggi viene
letto al capitolo 7, ci descrive
la scena di un coro maestoso e
sconfinato, di una “moltitudine
immensa che nessuno poteva
contare, di ogni nazione, razza
popolo e lingua” (7,9). I
confini della santità, dunque,
non sono identificabili
strettamente entro la cerchia,
seppure ampia, di quanti vengono
canonizzati ed elevati agli
onori degli altari. A questa
santità “ufficiale” si affianca
la santità “quotidiana”
descritta dal brano evangelico
delle beatitudini: essa si
incarna in tutti quelli che
vivono già ora secondo la
mentalità del Vangelo e sanno
morire a se stessi per
guadagnare il regno dei cieli.
Questa santità è comune a tutti
i battezzati i quali, in virtù
del sacramento che hanno
ricevuto, sono associati alla
morte e alla risurrezione del
Signore.
Nessuno è escluso da questa
vocazione comune che la
costituzione dogmatica sulla
Chiesa del Concilio Vaticano II,
Lumen gentium, così
esprime: “Il Signore Gesù,
maestro e modello divino di ogni
perfezione, a tutti e a ciascuno
dei suoi discepoli di qualsiasi
condizione ha predicato quella
santità di vita, di cui egli
stesso è autore e
perfezionatore: «Siate
dunque perfetti come è perfetto
il vostro Padre celeste»
(Mt 5,48)… I seguaci di Cristo,
chiamati da Dio, non a titolo
delle loro opere, ma a titolo
del suo disegno e della grazia,
giustificati in Gesù nostro
Signore, nel battesimo della
fede sono stati fatti veramente
figli di Dio e compartecipi
della natura divina, e perciò
realmente santi” (LG 40).
È ancora il libro
dell’Apocalisse, infine, a
suggerirci la terza ed ultima
riflessione sulla liturgia
odierna. Nel dialogo mistico che
intercorre tra l’autore del
testo sacro e il vegliardo che
incontra, quest’ultimo afferma
che la moltitudine appena vista
è formata da coloro che “vengono
dalla grande tribolazione e che
hanno lavato le loro vesti,
rendendole candide nel sangue
dell’Agnello” (Ap 7, 14).
Il candore delle vesti, segno
esteriore della santità che
caratterizza il popolo santo è
una conseguenza dell’aver lavato
le proprie vesti nel sangue
dell’Agnello. Questa espressione
chiarisce, dunque, qual è
l’origine della santità che
l’uomo non può donarsi da sé, ma
che può solo accogliere quale
dono da parte di Dio. La
santità, in altri termini, ci è
donata solo in virtù della
nostra partecipazione al mistero
di Gesù Cristo, l’Agnello
immolato e risorto mediante il
cui sangue siamo stati resi
santi.
È forte qui il richiamo alla
narrazione del Libro dell’Esodo
del sangue dell’agnello posto
sugli architravi delle porte
perché l’angelo distruttore
passasse oltre e non uccidesse i
primogeniti degli Israeliti. Il
nuovo Agnello santificatore è
Cristo stesso e per mezzo del
suo sangue la Chiesa è resa
santa, immacolata.
Celebrare la solennità di tutti
i santi è sì, dunque,
celebrazione della Chiesa
trionfante che già gode della
visione di Dio, ma è anche
celebrazione della Chiesa
peregrinante quella fatta dagli
uomini di buona volontà che
nella loro vita vivono e
testimoniano le beatitudini
evangeliche.
Tutti insieme, “avvolti in
bianche vesti ed attraversato il
Mar Rosso cantiamo a Cristo
Signore” (Inno dei II Vespri di
Pasqua).
SANTI SIAMO ANCHE NOI
Chiamati a seguire l’Agnello
immolato e risorto,
povero, casto e obbediente
noi ti lodiamo e benediciamo,
Padre.
Rigenerati alla speranza
per costruire un mondo di Pace;
illuminati dalla fede siamo tuoi
figli ed eredi.
santi perché tu sei Santo,
liberi e senza malizia;
fortificati dalla carità ci
amiamo di vero cuore.
Pietre viventi e preziose poste
sulla pietra angolare,
veniamo costruiti dallo Spirito
per formare il tempio di Dio.
Ci siamo accostati al Pastore
che guida le anime nostre;
seguiamo le orme di Cristo
nel perdono e nella pazienza;
Fra le persecuzioni del mondo
e le consolazioni di Dio
viviamo come fratelli, portando
coraggio e speranza.
Secondo la grazia che hai dato
viviamo in santa letizia
benedicendo chi ci insulta e
dando pace a chi ci incontra.
Il nostro futuro é la gloria, la
luce del sole dall’Alto
che splende nel cuore dei poveri
e dona pace a ogni uomo.
Amen.
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