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Ho
letto con molto interesse il
“progetto”. E mi auguro che la
stessa impressione sia condivisa
da tutti gli amici della Gifra,
invitati a fare riferimento a
queste linee di riflessione e di
azione.
Voglio dire le ragioni del mio
apprezzamento: non per
condizionare il lettore ma per
aiutarlo verso una utilizzazione
sapiente, anche attraverso
queste chiavi di lettura.
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Un progetto per lavorare
assieme
In una situazione di
pluralismo come è quella che
stiamo vivendo, la
costruzione di un progetto è
la condizione irrinunciabile
per collaborare, in
responsabilità e libertà.
Le due esigenze
(responsabilità e libertà)
sono davvero le due qualità
di ogni collaborazione
seria. Purtroppo operazioni
prive di responsabilità e
libertà non sono
infre-quenti.
Tra persone differenti,
impegnate a realizzare
compiti comuni, potrebbe
farsi strada quel tanto di
manipolazione che assicura
la convergenza a scapito
dell’accoglienza della
diversità e del
riconoscimento del dono
reciproco che essa offre.
Oppure, dalla prospettiva
opposta, si può cercare una
collaborazione solo
strumentale: uno pensa e
tutti eseguono.
Responsabilità e libertà
esigono proprio il
contrario. Convergere
attorno al progetto è
l’unica condizione che può
assicurare unità operativa
nella diversità,
condivisione dei contributi,
di riflessione e di azione,
per realizzare quelle cose
che stanno veramente a cuore
di tutti.
Il progetto sollecita a
decentrarsi dalla pretesa di
autosufficienza personale
verso i compiti e le
urgenze. Questi vengono
messi al centro, come punti
condivisi di riferimento… e
non tanto i pareri e i gusti
personali.
Certo, il progetto non è una
formula magica, che ottiene
l’obiettivo solo perché
viene pronunciata o
richiamata. Il progetto fa
unità se nasce nell’unità,
si nutre di urgenze non
formali, riconosce la
diversità di punti di vista
come dono prezioso,
sollecita ad accogliere
invece di imporre, propone
vie nuove e ne sa verificare
progressivamente preziosità
e incidenza.
Il “progetto” che ho letto
mi sembra proprio così. E
qualche piccola sfumatura
alterna-tiva, apre la strada
a continui condivisi
miglioramenti.
-
Un progetto qualificato
sulle scelte
Mi sono congratulato con
la decisione di produrre
progetti perché essa stessa
è già un’operazione
educativa sapiente.
Certo, non basta. Il livello
di preziosità sale… quando
esso è riempito di scelte
accurate e sagge.
Da questo punto di
prospettiva ho riletto il
documento che ho avuto tra
le mani: per verificare il
mio giudizio ed
eventualmente per suggerire
possibili interventi
migliorativi.
Lo faccio senza pretesa.
Solo come un gesto di
amicizia e di stima, che con
gioia coglie le cose belle,
dove ci sono, e suggerisce
prospettive ulteriori, per
assicurare a quello che ha
tra le mani tutta
l’efficacia formativa di cui
abbiamo un gran bisogno. Un
buon progetto, infatti, non
è solo un contributo ricco
per la Gifra… di riflesso
inonda della sua luce tanti
altri giovani e educatori.
-
Un dialogo tra
educazione e pastorale
Nel “progetto” le
due dimensioni di ogni
serio servizio pastorale
sono affermate,
in-tensamente presenti,
decisamente
concretizzate.
Questa è una gran cosa,
da riscoprire e
rilanciare
continuamente.
Siamo in una stagione
dove è indispensabile
ricostruire relazioni
interpersonali che ci
aiutino a ritrovare la
gioia di vivere, la
libertà di sperare, la
capacità di diventare
protagonisti della
propria storia,
personale e collettiva.
Ce la stanno rubando, in
tanti e da tante parti.
Qualcuno che si impegni
in una seria opera di
restituzione, ci vuole
davvero.
L’educazione a cui la
Gifra consegna la sua
responsabilità, fa
proprio questo.
L’educazione è orientata
a dare senso e speranza,
nella trama complicata
dell’esistenza: sempre e
dappertutto.
E questo è il punto
cruciale, su cui si
innesta l’originalità
del progetto che abbiamo
tra le mani.
Davanti al dolore, alla
morte, alla forza
dell’amore, alle
esigenze della
solidarietà e della
condivisione, agli
interrogativi verso il
futuro… l’educazione da
sola non è sufficiente.
Non ci restituisce
quello di cui abbiamo
profondo e
irrinunciabile bisogno.
Solo l’annuncio di Gesù
e la sua esperienza,
forte e gioiosa, possono
ridarci la gioia di
vivere e di sperare, a
tutti e a ciascuno,
nella trama di tutta
l’esistenza.
La Gifra lo riconosce e
gioca tantissimi
suggerimenti proprio su
questa frontiera.
L’originalità sta nel
riconoscere le esigenze
dell’educazione e
dell’evangelizzazione e
nel tentare,
concretamente,
un’armonia operativa
forte e coraggiosa.
-
Una memoria sapiente
Un’altra cosa mi ha
colpito in modo deciso,
nella lettura del
progetto. E la voglio
ri-lanciare, come
constatazione e come
compito.
Per scegliere e per
proporre… in una
stagione di pluralismo,
abbiamo bisogno di
riferimenti
rassicuranti. Ce ne sono
pochi sul mercato,
proprio perché ce ne
sono troppi…
La Gifra va sul sicuro.
Propone Gesù di Nazaret
e, per fedeltà alla sua
radicale ispirazione,
Francesco e Chiara,
riletti nel loro vissuto
a partire dagli
interrogativi che
quotidianamente
investono un giovane di
oggi.
Mi congratulo vivamente
per questa scelta,
davvero preziosa e
coraggiosa. Da imitare e
da rilanciare
continuamente.
Aggiungo solo una mia
preoccupazione.
Non abbiamo bisogno di
gente che si impegni a
copiare alla lettera
quello che questi grandi
amici hanno fatto. I…
copioni - anche se si
riferiscono a modelli
sicuri – sono sempre
pericolosi.
Abbiamo bisogno di gente
che sappia raccogliere
con gioia e inventare
con coraggio nell’oggi.
La memoria – che
purtroppo stiamo
perdendo – deve
diventare sempre di più
“memoria sapiente”:
capacità di cogliere il
cuore affascinante di
ogni esperienza, per
riscriverlo dentro le
parole, i problemi, le
urgenze di oggi.
Il progetto lo fa. Mi
auguro che dalla memoria
sapiente nascano frutti
come dono per tutti,
perché Gesù di Nazaret,
Francesco e Chiara sono
un dono per tutti, se
qualcuno riesce a farli
rivivere intensamente
nell’oggi.
Riccardo Tonelli
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