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La questione unità - SINTESI PER TAPPE DEL PERCORSO UNITARIO  | 

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PROGETTO EDUCATIVO PASTORALE

 

INTRODUZIONE


Ho letto con molto interesse il “progetto”. E mi auguro che la stessa impressione sia condivisa da tutti gli amici della Gifra, invitati a fare riferimento a queste linee di riflessione e di azione.
Voglio dire le ragioni del mio apprezzamento: non per condizionare il lettore ma per aiutarlo verso una utilizzazione sapiente, anche attraverso queste chiavi di lettura.

  1. Un progetto per lavorare assieme
    In una situazione di pluralismo come è quella che stiamo vivendo, la costruzione di un progetto è la condizione irrinunciabile per collaborare, in responsabilità e libertà.
    Le due esigenze (responsabilità e libertà) sono davvero le due qualità di ogni collaborazione seria. Purtroppo operazioni prive di responsabilità e libertà non sono infre-quenti.
    Tra persone differenti, impegnate a realizzare compiti comuni, potrebbe farsi strada quel tanto di manipolazione che assicura la convergenza a scapito dell’accoglienza della diversità e del riconoscimento del dono reciproco che essa offre. Oppure, dalla prospettiva opposta, si può cercare una collaborazione solo strumentale: uno pensa e tutti eseguono.
    Responsabilità e libertà esigono proprio il contrario. Convergere attorno al progetto è l’unica condizione che può assicurare unità operativa nella diversità, condivisione dei contributi, di riflessione e di azione, per realizzare quelle cose che stanno veramente a cuore di tutti.
    Il progetto sollecita a decentrarsi dalla pretesa di autosufficienza personale verso i compiti e le urgenze. Questi vengono messi al centro, come punti condivisi di riferimento… e non tanto i pareri e i gusti personali.
    Certo, il progetto non è una formula magica, che ottiene l’obiettivo solo perché viene pronunciata o richiamata. Il progetto fa unità se nasce nell’unità, si nutre di urgenze non formali, riconosce la diversità di punti di vista come dono prezioso, sollecita ad accogliere invece di imporre, propone vie nuove e ne sa verificare progressivamente preziosità e incidenza.
    Il “progetto” che ho letto mi sembra proprio così. E qualche piccola sfumatura alterna-tiva, apre la strada a continui condivisi miglioramenti.

  1. Un progetto qualificato sulle scelte
    Mi sono congratulato con la decisione di produrre progetti perché essa stessa è già un’operazione educativa sapiente.
    Certo, non basta. Il livello di preziosità sale… quando esso è riempito di scelte accurate e sagge.
    Da questo punto di prospettiva ho riletto il documento che ho avuto tra le mani: per verificare il mio giudizio ed eventualmente per suggerire possibili interventi migliorativi.
    Lo faccio senza pretesa. Solo come un gesto di amicizia e di stima, che con gioia coglie le cose belle, dove ci sono, e suggerisce prospettive ulteriori, per assicurare a quello che ha tra le mani tutta l’efficacia formativa di cui abbiamo un gran bisogno. Un buon progetto, infatti, non è solo un contributo ricco per la Gifra… di riflesso inonda della sua luce tanti altri giovani e educatori.

     

    1. Un dialogo tra educazione e pastorale
      Nel “progetto” le due dimensioni di ogni serio servizio pastorale sono affermate, in-tensamente presenti, decisamente concretizzate.
      Questa è una gran cosa, da riscoprire e rilanciare continuamente.
      Siamo in una stagione dove è indispensabile ricostruire relazioni interpersonali che ci aiutino a ritrovare la gioia di vivere, la libertà di sperare, la capacità di diventare protagonisti della propria storia, personale e collettiva. Ce la stanno rubando, in tanti e da tante parti. Qualcuno che si impegni in una seria opera di restituzione, ci vuole davvero.
      L’educazione a cui la Gifra consegna la sua responsabilità, fa proprio questo.
      L’educazione è orientata a dare senso e speranza, nella trama complicata dell’esistenza: sempre e dappertutto.
      E questo è il punto cruciale, su cui si innesta l’originalità del progetto che abbiamo tra le mani.
      Davanti al dolore, alla morte, alla forza dell’amore, alle esigenze della solidarietà e della condivisione, agli interrogativi verso il futuro… l’educazione da sola non è sufficiente. Non ci restituisce quello di cui abbiamo profondo e irrinunciabile bisogno. Solo l’annuncio di Gesù e la sua esperienza, forte e gioiosa, possono ridarci la gioia di vivere e di sperare, a tutti e a ciascuno, nella trama di tutta l’esistenza.
      La Gifra lo riconosce e gioca tantissimi suggerimenti proprio su questa frontiera.
      L’originalità sta nel riconoscere le esigenze dell’educazione e dell’evangelizzazione e nel tentare, concretamente, un’armonia operativa forte e coraggiosa.

     

    1. Una memoria sapiente
      Un’altra cosa mi ha colpito in modo deciso, nella lettura del progetto. E la voglio ri-lanciare, come constatazione e come compito.
      Per scegliere e per proporre… in una stagione di pluralismo, abbiamo bisogno di riferimenti rassicuranti. Ce ne sono pochi sul mercato, proprio perché ce ne sono troppi…
      La Gifra va sul sicuro. Propone Gesù di Nazaret e, per fedeltà alla sua radicale ispirazione, Francesco e Chiara, riletti nel loro vissuto a partire dagli interrogativi che quotidianamente investono un giovane di oggi.
      Mi congratulo vivamente per questa scelta, davvero preziosa e coraggiosa. Da imitare e da rilanciare continuamente.
      Aggiungo solo una mia preoccupazione.
      Non abbiamo bisogno di gente che si impegni a copiare alla lettera quello che questi grandi amici hanno fatto. I… copioni - anche se si riferiscono a modelli sicuri – sono sempre pericolosi.
      Abbiamo bisogno di gente che sappia raccogliere con gioia e inventare con coraggio nell’oggi. La memoria – che purtroppo stiamo perdendo – deve diventare sempre di più “memoria sapiente”: capacità di cogliere il cuore affascinante di ogni esperienza, per riscriverlo dentro le parole, i problemi, le urgenze di oggi.
      Il progetto lo fa. Mi auguro che dalla memoria sapiente nascano frutti come dono per tutti, perché Gesù di Nazaret, Francesco e Chiara sono un dono per tutti, se qualcuno riesce a farli rivivere intensamente nell’oggi.

Riccardo Tonelli

 

 

 

 

 

 
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