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UN ALTRO COLORE
Torino, 18-24
agosto 2008 |
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DIARIO DI BORDO |
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LUNEDI' 18 AGOSTO 2008 |
Purtroppo Torino per noi, che
partiamo dal sud, non è proprio
dietro l’angolo ma la voglia di
vivere questa nuova esperienza,
e la tanta forza di volontà (che
non manca mai), ci hanno aiutato
a resistere alle 18 ore
trascorse in pullman
Così… nel tardo
pomeriggio è cominciata
l’esperienza presso l’arsenale
della pace di Torino: “Un Altro
Colore”.
Dopo le sistemazioni e la
cena, due rappresentanti della
fraternità del SerMiG (Servizio
Missionario Giovani) ci hanno
dato il benvenuto presentando
l’arsenale.
Nato nel 1983 dal “sogno”
di Ernesto Oliviero e dal lavoro
gratuito di tante persone,
soprattutto giovani, di
convertire questa antica
fabbrica di armi in disuso in un
arsenale al servizio della pace,
aperto 24 ore su 24 è un punto
d’incontro tra culture,
religioni, schieramenti diversi.
È una casa aperta a chi cerca un
soccorso, è un luogo di
preghiera dove chiunque può
sostare, è un luogo dove ognuno
può restituire qualcosa di sé.
Normalmente dopo le 23
nella casa cala il silenzio, per
permettere un sereno riposo a
tutte le persone che
giornalmente vengono ospitate…
questa sera si è fatta
un’eccezione per dare alle
fraternità delle varie regioni
la possibilità di presentarsi!
Arriviamo da: Napoli,
Salerno, Salento, Puglia e
Molise, Marche, Abruzzo,
Sicilia,
Calabria, Sannio-Irpinia e siamo circa 170
(gifrini e non) carichi e
trepidanti di cominciare questa
fantastica esperienza di
restituzione!
Silvia Nuzzaci
Fraternità provinciale
Puglia Salento
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MARTEDI' 19 AGOSTO 2008 |
E’ partita l’avventura dei 180
giovani francescani recatisi al
Sermig - Arsenale della pace di
Torino - “Arsenale” perché il Sermig (Servizio Missionari
Giovani) nasce dal desiderio di
portar pace a partire da un
luogo in cui, fino ad una
manciata di decenni fa, si
fabbricava guerra - per vivere
un’esperienza di condivisione e
dare un’impronta di concretezza
ad un anno che ha parlato di
Carità. Carità che ha mille
sfaccettature: la preghiera, la
fraternità, il servizio ed altri
innumerevoli aspetti che
talvolta passano quasi
inosservati, ma che qui al
Sermig diventano momenti
fondamentali che scandiscono ed
arricchiscono le giornate.
E’ con la preghiera di lode che
la giornata ha avuto inizio. Una
preghiera di lode speciale,
diversa in quanto impreziosita
dalla necessità e dal desiderio
- da parte della “popolazione”
del Sermig - di rispolverare un
particolare aspetto del proprio
carisma e della propria forma di
vita, approfondendo ogni giorno,
a questo scopo, una parte della
Regola della Fraternità. E’
stato “Liberi di stare insieme”
il primo aspetto oggetto della
meravigliosa riflessione che
Ernesto Olivero, fondatore
dell’Arsenale, ha voluto donare
ai gifrini: la fraternità nasce
dall’incontro e dall’equilibrio
delle diversità, dei propri
talenti messi a disposizione.
E questa riflessione calza a
pennello con le attività che
caratterizzano la vita
all’interno del Sermig e a cui i
giovani francescani prenderanno
parte durante l’intera
settimana. Spedizioni
umanitarie, falegnameria,
pulizie, animazione per i
bambini del quartiere, cucina…
ogni gifrino può scegliere il
settore in cui dar forma al
proprio desiderio di carità e,
al tempo stesso, a quella
Provvidenza di cui l’Arsenale si
nutre.
I giovani sono divisi in due
grandi gruppi – “Altro” e
“Colore” – e mentre uno lavora,
l’altro visita l’enorme
struttura entro cui si
“fabbrica” pace:
la chiesa, gli
ambulatori medici con annessa
farmacia, i luoghi di
accoglienza. Sono ancora
visibili tracce di un passato
che parla di guerra, e che sono
lasciate lì apposta per
ricordare che “credo nella pace
perché ho visto la guerra”
(Ernesto Olivero), ed il
tabernacolo ricavato da un forno
in cui prima si fondeva il ferro
per fabbricare armi ne è emblema
principale.
Nel pomeriggio, i due gruppi si
danno il cambio, per poi
ritrovarsi tutti insieme a
celebrare l’eucaristia.
Momento fondamentale di carità e
servizio è quello dei pasti, non
solo perché
preparati e serviti
dagli stessi gifrini, ma
soprattutto perché è qui più che
altrove che si mette in pratica
uno dei punti fondamentali dello
spirito che anima il Sermig: “…perché
nulla vada sprecato” (dalla
preghiera per la mensa di
Ernesto Olivero), un frase che
invita esplicitamente a servirsi
del cibo e di tutte le risorse
che la Provvidenza ci dona con
parsimonia e rispetto nei
confronti di chi non ha la
stessa fortuna.
La giornata si è conclusa con
un’adorazione eucaristica
animata dai volontari
dell’Arsenale. Tema del momento:
“La bontà è disarmante”.
Laura Fracasso
Fraternità
provinciale Puglia Molise
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MERCOLEDI' 20 AGOSTO 2008 |
…La fraternità all’Eremo…
piccola-grande goccia nell’oceano…!
La giornata è iniziata
con il frastornante suono della
sveglia e le voci dei carissimi
fratelli che, molto delicate,
entravano nei timpani
comunicando il momento in cui il
corpo passa dalla fase di
ristoro a quella di piena
attività, il passaggio da ritmi
molto pacati a ritmi un po’ più
frenetici.
Subito dopo il risveglio
,la colazione seguita dalle
lodi, momento di preghiera
comunitaria dove tutta la
fraternità riunita attraverso il
salmo, il cantico, ha lodato Dio
e invocato il suo aiuto.
Finite le lodi ci siamo
riuniti rapidamente nel cortile
dell’Arsenale per andare verso
l’eremo dopo una scalata
tortuosa in autobus e circa
trenta minuti siamo arrivati.
Prima di cominciare i lavori ci
hanno
spiegato come è stata
ottenuta la struttura e il
gigantesco appezzamento di
terreno circostante e il suo
relativo utilizzo futuro, una
zona dove i disabili potranno
compiere le loro attività e le
terre circostanti saranno
trasformate in zone da
coltivazione e allevamento degli
animali. Tralasciando le
chiacchiere ci siamo subiti
messi a lavoro sotto un sole
alquanto caldo: eravamo circa
cinquanta e siamo stati
suddivisi in vari gruppi: alcuni
per il livellamento e lo
spostamento di terriccio, altri
per tagliare l’erba e, infine,
il gruppo per il recupero della
legna.
Il lavoro è stato molto
piacevole e nella mattinata,
dopo alcune ore di servizio, ci
siamo presi una piccola pausa
per poi riprendere più attivi di
prima!
E' stata una mattinata
molto intensa ma lo spirito di
fraternità, che ci
contraddistingue come sempre,
non ci ha abbandonato; c’è stata
un collaborazione perfetta,
tutti coordinati nel lavoro,
l’uno al servizio dell’altro,
cosa che ha reso il lavoro
ancora più piacevole.
Sicuramente quello che abbiamo
fatto è solo una goccia
nell’oceano, il lavoro da fare è
ancora tanto; di certo non
mancheremo in questo e i
prossimi giorni ci rimboccheremo
ulteriormente le maniche per
fare al meglio ciò che ci sarà
affidato.
Colgo l’occasione per
salutare tutti i fratelli che
per svariati motivi non ci sono
potuti essere e auguro a me e ai
miei fratelli presenti qui
all’arsenale una buona
continuazione, una crescita
spirituale non indifferente, ma
soprattutto buon lavoro!
Francesco Guacci
Fraternità provinciale
Salernitano-Lucana
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…Nel
pomeriggio la freternità
nazionale si è spostata a
Superga(TO) per vivere un
momento di preghiera organizzato
dall'equipe Liturgia e
Preghiera!
"Siamo qui a centinaia di
chilometri da casa non certo per caso”
Queste parole hanno
introdotto il momento di
preghiera vissuto alla Basilica
di Superga situata sulle colline
sopra Torino. E’ proprio qui che
il Signore ci ha “chiamati” a
prenderci una pausa dal nostro
lavoro al Sermig e metterci in
ascolto della Sua voce. “Parla
perché il tuo servo ti ascolta”.
Nella preghiera abbiamo chiesto
di ricevere la stessa docilità
mostrata da Samuele alla
chiamata che insistentemente gli
veniva rivolta, facendo nostre
le parole del canto “Se mi guida
il tuo amore paura non ho, per
sempre io sarò dove Tu mi vuoi”
(Come tu mi vuoi).
Per rispondere a questa
chiamata, nel secondo momento
della preghiera, ci siamo
interrogati sul “Servizio”
impegnandoci ad essere noi per
primi “operatori di pace” senza
aspettare che siano gli altri a
fare il primo passo, senza
giudicare coloro che non fanno
nulla, concentrandoci
esclusivamente su quei fratelli
che il Signore quotidianamente
ci dà il compito di abbracciare.
Per “costruire la pace”
c’è bisogno di operai che
sappiano vedere aldilà delle
diversità. Per esercitarci in
questa attività abbiamo disposto
attorno ad un mappamondo i
segni
di pace delle principali
religioni (Cristianesimo –
Ulivo, Induismo – Garofano
Arancione, Islam –Acqua,
Buddismo – Sciarpa bianca,
Ebraismo - Ramo di palma). A
testimonianza della comunione
tra i popoli abbiamo concluso la
preghiera invocando il “Padre
Nostro” chiedendogli di vegliare
su tutti coloro che si prodigano
per la costruzione di un mondo
migliore.
Il pomeriggio è
proseguito con la visita alla
Basilica che sfortunatamente ha
da poco iniziato dei lavori di
ristrutturazione, però nella
gioia che ci contraddistingue
abbiamo ugualmente sfruttato
queste ore di libertà
all’esterno dell’Arsenale,
intrattenendoci con un mega
“gioco del fazzoletto” tra gli
sforzi di chi giocava e le
risate di chi guardava. A
seguire c’è stata un’inaspettata
merenda consumata nei giardini
di Superga che ha contribuito ad
alimentare non solo i nostri
corpi, ma soprattutto i nostri
timori sulla “Cena dei popoli”
che ci aspettava al nostro
rientro all’Arsenale. Ma questa
è un’altra storia…

Un saluto da Torino.
Andrea Santori e Ciccio
Buccieri
Fraternità MarCalabra:
Marche e Calabria
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La cena dei
Popoli
Ero appena entrato nella
sala e seguendo le indicazioni
dello speaker “Andrea” mi stavo
andando a sedere. Mentre entravo
avevo notato dei cesti pieni di
frutta e una tavola imbandita ma
senza cibo.
Considerando che i posti
a sedere della tavola erano
molto pochi rispetto ai
partecipanti, avevo pensato:
“forse mangeremo frutta come
tanta gente povera a turno
seduti sull’unica tavola
apparecchiata. Non avevo
minimamente idea di cosa mi
stava per capitare.
Ad un certo punto fu
chiesto di pescare in un cestino
un foglietto che doveva essere
il luogo di nascita per ogni
persona in quel momento, nella
cena dei popoli; pensai subito:
« Se il mondo dovrà essere messo
a tavola spero di pescare un
paese latino americano ». Pensai
subito a Cuba; molto
insoddisfatto pescai i Paesi
Bassi (tutto ha un significato
nella vita e nulla accade per
caso).
Quindi, ora, mi posso
presentare: “sono Giovanni, 28
anni e vengo dai Paesi Bassi”.
Fu chiesto a tutti di guardare
il foglietto che avevamo
pescato. Tutte quelle persone
che avevano il nome sottolineato
sul foglietto si potevano sedere
al tavolo; il resto, dovevano
rimanere sedute a terra. Io, in
quel momento, avevo già chiara
la situazione. Da quel momento
in poi sarebbe stato un
aumentare di tristezza. Seduto
al tavolo insieme agli altri
paesi ricchi e potenti ci fu
portato da magiare ed io, che
non avevo tanta fame, avevo
chiesto al fratello cameriere di
mettere poco cibo. Ma Lui fece
finta di non sentire e non mi
guardò neanche. Fece anche
cadere una bella porzione di
cibo sul tavolo, io ora non so,
perché non capì bene, se fu un
gesto da copione. A questo
punto, miei cari fratelli,
immaginate la scena: tante
persone, circa centosessanta,
seduti a terra e poco più di
quindici persone, sedute ai
tavoli con il piatto pieno.
Immaginate, poi, che
tutte le persone sedute a terra
avevano davanti un piatto con
una misera porzione di cibo. In
questo contesto, dove veramente
le sensazioni sono tantissime,
io rappresentante di uno Stato
potente, seduto tra i potenti mi
chiedevo: «Perché io?…Puro caso,
oppure è il Signore che mi sta
dando un segno della mia troppa
incoerenza?».
Quando ci è stato dato il
buon appetito, fu una cosa
istintiva: mi sono alzato ed una
strana sensazione di tristezza
mi avvolto. Ho distribuito il
mio pasto alle persone che erano
più vicine al mio posto e poi a
tutte le altre, forse voleva
essere una forma di aiuto. Resta
il fatto che non ho rispettato
il mio ruolo, quello di paese
potente, ma in quel caso
l’istinto mi diceva AIUTA. Tutte
quelle persone erano i miei
fratelli e sorelle ma in quella
situazione rappresentavano un
paese povero. Nel passare tra di
loro osservavo gli occhi. Erano
tutti pieni di luce, quella luce
che sicuramente hanno tutte
quelle persone che sono nate in
quel paese povero, con la
speranza che un giorno tutto
potrà cambiare. Ma una persona
in particolare mi ha colpito.
Alla domanda: « Vuoi qualcosa da
mangiare? » mi rispose alzando
la testa e guardandomi negli
occhi mi disse: «NO GRAZIE».
Quegli occhi erano pieni di
sofferenza ma allo stesso tempo
avevano una luce di speranza. Mi
voglio soffermare su questo
evento. La sensazione che ho
provato è stata quella di
captare un silenzio, una sorta
di grido di sofferenza come se
voleva farmi capire il proprio
silenzio che, tramutato in
lettere sarebbe stato cosi:
“FACCIAMO QUALCOSA”…Non abbiamo
deciso noi di nascere in
qualsiasi posto del mondo, ma se
apparteniamo alla fetta del 20%
dei paesi ricchi allora ci
possiamo definire fortunati…
Impariamo a vivere
semplicemente perché
tutti possano
semplicemente vivere.
(Don Luciano Mendes
Almeida)
IERI ERO CIECO OGGI CI
VEDO
Giovanni Fattoruso
Fraternità
provinciale Napoletana |
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GIOVEDI' 21 AGOSTO 2008 |
Ancora una volta, noi
della Gioventù Francescana di
tutta Italia, ci siamo fatti
strumento nelle mani del Signore
ed abbiamo risposto “Si” alla
Sua chiamata.
Ci troviamo all’Arsenale
della Pace di Torino (SERMIG)
per un’esperienza di
condivisione, fraternità e
preghiera. Per aver un’idea di
cosa sia il SERMIG (Servizio
Missionario Giovani) esso nasce
da un’intuizione di Ernesto Olivero, il cui ideale è quello
di sconfiggere la fame con opere
di giustizia e di bene e di
vivere la solidarietà verso le
persone più sfortunate. Il
SERMIG rappresenta un punto di
riferimento per i giovani che
hanno voglia di dare un senso
alla propria vita ma,
soprattutto, per le persone più
bisognose, ossia madri sole,
carcerati, stranieri e chi non
ha un tetto per poter, almeno,
sopravvivere.
Abbiamo cominciato la
nostra esperienza con la visita
della struttura: è
straordinariamente grande, ben
organizzata e mette a
disposizione degli spazi per
ospitare questa gente. Abbiamo
sempre celebrato le lodi per
adorare il Signore fin dal
mattino, e i vespri per
ringraziarlo della giornata
trascorsa qui al SERMIG; ogni
piccolo gesto ha avuto per me un
significato del tutto
particolare ed è stato visto
sotto una luce diversa: perfino
la preghiera che elevo al
Signore quotidianamente, in
questi giorni, ha suscitato in
me una forte emozione perché
condivisa con tanti altri miei
fratelli. Le giornate sono state
divise in due momenti: i lavori,
che ci hanno dato la possibilità
di metterci al servizio dei più
bisognosi ,ed alcuni
laboratori..
Per quanto mi riguarda,
ho scelto di andare all’eremo,
una struttura che accoglieva
bambini disabili e che adesso è
stata affidata al SERMIG, ma è
in fase di ristrutturazione.
Insieme ad altri ho cercato di
dare del mio meglio nei lavori
agricoli richiesti. Forse al di
fuori di questo contesto,
sarebbe stato impensabile per me
poter svolgere una tale di
attività; eppure avevo dentro
una grande grinta perché sapevo
che questo gesto, se pure così
piccolo, era per mettersi al
servizio dell’altro. Per quanto
riguarda il laboratorio, invece,
ho scelto quello di canto e ne
sono soddisfatta perché, per la
prima volta, ho sentito la
musica molto vicina a me e l’ho
percepita come un’arte che deve
arrivare al cuore della gente ed
essere quindi in grado di
suscitare emozioni. Ecco perché
ho imparato e cantato brani
liturgici nuovi con notevole
entusiasmo e poi si sa: “chi
canta prega due volte!”.
Di questa esperienza mi
porterò “la cena dei popoli”;
ero già a conoscenza della netta
barriera esistente tra Paesi
ricchi e poveri, ma ho
riflettuto su quanto siamo
fortunati ad avere il cibo ogni
giorno e non solo: anche il
superfluo per condurre una vita
di lusso. Quante cose sprechiamo
senza neanche rendercene conto!
Tutto ciò che per noi è
insignificante potrebbe
allungare la vita di un giorno
ad un bimbo povero. Ecco perché,
durante questa cena
particolarissima quasi non
riuscivo a mangiare e mi sentivo
addirittura in colpa nei
confronti dei poveri; in colpa
per essere più fortunata di
loro! Al termine di questa
esperienza che ha arricchito il
mio cammino di crescita
interiore, voglio rendere grazie
al Consiglio Nazionale che,
ancora una volta, mi ha fatto
sentire parte di una famiglia,
quella Francescana che condivide
con me un unico grande ideale:
seguire le orme del Poverello di
Assisi!
Chiara Amoroso
Fraternità
provinciale Sannio Irpinia
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VENERDI' 22 AGOSTO 2008 |
Ciao a tutti,
siamo Simone e Desirèe
della fraternità Gi.Fra. di
Siracusa: insieme condividiamo
da due anni un cammino di
fidanzamento. Siamo entusiasti
di potervi rendere partecipi
della nostra presenza qui al Sermig. Già da qualche giorno
l’esperienza è cominciata con i
diversi servizi, ma a differenza
degli altri oggi sono iniziati i
laboratori, per approfondire le
diverse tematiche trattate qui
all’arsenale. Tra le diverse
possibilità abbiamo deciso di
dividerci in: laboratorio
dell’Accoglienza e
laboratorio
della Pace; questa scelta è
stata pensata e voluta per
poterci confrontare l’un l’altro
e crescere insieme.
Nel laboratorio
dell’accoglienza che io ho
scelto (Desirèe), come prima
cosa ci hanno fatto fare un giro
del quartiere, spiegandoci che
l’accoglienza parte proprio
dall’ascoltare e osservare chi
ci sta intorno. Il secondo passo
è stato quello di leggere la
storia di una persona, ospitata
all’arsenale, e cercare di
mettersi nei suoi panni per
capire le sensazioni e le
emozioni che provava. Attraverso
questi due momenti siamo
arrivati alla conclusione che
per accogliere l’altro bisogna
ascoltarlo, osservarlo e dopo
mettersi al suo posto per
capirlo e non giudicarlo.
Io invece (Simone), ho
scelto il laboratorio della
pace. Per prima cosa abbiamo
provato guardare il nostro
pianeta attraverso un
quotidiano, cercando di
conoscere le situazioni di
“pace” e di “non-pace” accadute
in quel giorno. Successivamente
siamo diventati “Premier per un
giorno” creando una finanziaria,
cercando di favorire quei
settori che per noi hanno più
valore, come ad esempio: i
giovani, la scuola, la ricerca,
ecc. Da questo esperimento
abbiamo capito che costruire la
pace non è soltanto criticare
chi governa, ma mettersi in
gioco esprimendo le proprie idee
anche attraverso le nostre
piccole scelte quotidiane.
Da questa esperienza,
anche se non ancora conclusa,
abbiamo capito quanto sia bello
e importante potersi mettere
insieme al servizio degli altri
sapendo di poter contare nella
forza dell’Amore che il Signore
ci dona!
Vi auguriamo di poter
accogliere sempre “l’imprevisto
di Dio” nella vostra vita e di
non smettere mai di ringraziarLo
per i doni che ogni giorno ci
offre!
Il Signore vi dia pace!
Simone Sorrentino &
Desirèe Fanara
Fraternità
provinciale di Sicilia
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SABATO 23 AGOSTO 2008 |
Appena arrivati a Torino
i componenti della fraternità
del Sermig ci hanno detto che
potevamo pensare all’Arsenale
come ad un monastero
metropolitano, dove
sostanzialmente vige la ben nota
regola benedettina dell’ “Ora et
Labora”… solo che il lavoro e la
preghiera non sono più soltanto
il lavoro nei campi e la recita
dei salmi! In questi giorni ci
siamo improvvisati muratori,
falegnami, giardinieri, ci siamo
occupati della pulizia della
casa, dell’animazione dei
bambini, della cucina; abbiamo
messo al servizio i nostri
talenti cimentandoci nei lavori
più insoliti che difficilmente
abbiamo l’occasione di
sperimentare nelle nostre città.
La fatica e la stanchezza non
mancano, ma la gioia di esserci
spesi totalmente nel servizio ai
fratelli continua a farci tenere
il sorriso stampato sul viso. A
darci la forza e la voglia di
continuare ancora a donare è la
preghiera che, come il filo di
una collana tiene insieme le
perle, dà un senso al lavoro
della fraternità.
Essere venuta qui al
Sermig mi ha fatto capire molte
cose, dopo questa settimana
posso fare una croce sulle prime
due lettere della parola
IMPOSSIBILE… guardando i
corridoi, le finestre, le
persone che abitano l’Arsenale è
facile dimenticare che questo
complesso una volta era un luogo
di morte, mentre ora è permeato
di vita; una struttura
decadente, tetra, buia,
imbruttita dal tempo e
dall’abbandono è stata
trasformata, rinnovata, riempita
di luce. Avere davanti agli
occhi tutto questo è la prova
che la Speranza, quella con la S
maiuscola, non delude.
Gioela Spicca
Fraternità provinciale
Abruzzo-Marche
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